domenica 20 aprile 2014

Il Risveglio




Mi sono svegliato sdraiato nel mezzo di un prato, ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto è stata la nuvola bianca sopra la mia testa. Il cielo: era certamente di un azzurro mai visto prima e il rumore soffice dell'aria leggera – che dei fili d'erba e dei fiori faceva sue mani – mi sfiorava il volto. Percepivo la luce, il calore del Sole, giungermi delicato sulla fronte e alzando gli occhi un po' all'indietro lo vidi la', bello, splendente più che mai, rinvigorito, più forte, puro.

Era tanto bello starmene lì a godere dei profumi, dei suoni, dei colori e del tatto lieto della serena natura, che poco dopo essermelo chiesto avevo già lasciato da parte il mio spontaneo domandarmi cosa ci facessi lì e perché. Non ricordavo nulla, ma al momento non sembrava essere un gran problema. Più me ne stavo lì, rilassato e senza preoccupazioni, più sentivo i miei sensi enfatizzati. Notai che il mio respiro era fresco come l'ossigeno che respiravo, l'aria era profumata di piante e stranamente i pollini non mi davano fastidio come al solito. Gli uccellini cantavano come nelle migliori giornate di primavera e mi sembrava di poterli capire; non decifravo il loro linguaggio "alla lettera", ma sentivo nel loro cinguettìo che erano felici. Continuai a guardare le nuvole passare sopra di me per un po' e poi, d'un tratto tornò il dubbio e mi alzai di scatto restando seduto; la terra era leggermente umida, di quell'umido che si riconosce la mattina.

- Dove sono? - mi chiesi ad alta voce.

Mi stupii. La mia voce non era roca come al solito e notai di non avere più l'insistente dolore alla gamba che da anni mi teneva mio malgrado compagnia. Osservai le mie braccia, le gambe e così mi accorsi che c'era qualcosa di straordinario in me.

- Com'è possibile? - mi richiesi.

La mia pelle, incredibilmente, non era la pelle raggrinzita dalla vecchiaia che ero solito vedere. Mi alzai da terra, senza faticare e intorno a me c'erano solo alberi e fiori. Sentii lo scrosciare di un torrente in lontananza e decisi di seguire il suo canto. Mi feci strada verso il suono dell'acqua e lo trovai, dietro a una fila di cespugli verdeggianti. Avanzai piano, notavo ogni dettaglio, le rocce nell'acqua, i pesci poco più in la', dove l'acqua era più profonda, il muschio, una rana e al di la' della riva altre piante e altri fiori. Cercai un punto in cui l'acqua fosse più ferma e con la giusta dose di luce per formare un effetto specchiante. Piano piano mi avvicinai: il mio volto... il mio volto era quello della gioventù! E dov'erano finiti i miei ottant'anni? Affermare che mi sentivo confuso è poco. Osservavo quel riflesso e mi tastavo il viso e pensavo che certamente stavo sognando, un fantastico sogno pensavo. Eppure sembrava tutto così reale, così nitido.

Mi guardai ancora attorno: possibile che fossi l'unica persona nei dintorni? Nel momento in cui stavo pensando a questo, sperando di non essere davvero solo in mezzo a tutto quel verde senza saperne nemmeno il motivo, sentii delle risate, delle voci: "Per fortuna..." pensai. In tutto quel pacifico frastuono uno solo era stato il pensiero costante: "Dov'è la mia Milena? Dov'è il mio amore?". Seguii le voci e le risa e giunsi a una collinetta; vi salii in cima e vidi un sacco di persone parlare, chiacchierare, bambini che correvano e giocavano, uomini e donne che ridevano, amici e famiglie. "Dov'è la mia Milena...?", la cercavo con lo sguardo in mezzo alla gente, dall'alto della collina e finalmente, la vidi e quanto era bella... Il suo viso era lo stesso dei nostri anni migliori, i suoi capelli scuri, i suoi occhi grandi e scuri, avevano ritrovato la salute; le spalle dritte, la carnagione dorata per natura che tanto mi era piaciuta quando ci siamo conosciuti. Mi sorrideva e mi guardava, mentre si faceva spazio tra le persone per raggiungermi. Nel mentre, vidi nella piccola folla anche il mio caro amico d'infanzia, chiacchierava con altri e rideva, niente inalatore tra le mani e l'aspetto sano di un tempo.

- James, amore mio... - disse la mia dolce moglie guardandomi come solo lei poteva fare - ... vieni con me.

Rimasi ammutolito e lei mi prese per mano; non sembrava essere confusa quanto me. Andammo a sederci poco più in la', con lo sguardo verso il Sole. La guardavo, non riuscivo al momento a proferir parola, ero incantato e lei pure mi guardava, ma nulla diceva. Dopo qualche istante le chiesi: "Siamo in paradiso?"; lei sorrise, come se la domanda le risultasse buffa e tenera, poi mi rispose:

- No, non siamo in quel paradiso, non quello che stai pensando per lo meno. Siamo sulla Terra, nello stesso posto dove abbiamo sempre vissuto.
- Ma com'è possibile? - chiesi – Cosa sta succedendo? E perché siamo giovani? Dov'è la città?
- Della città a quanto pare non abbiamo più bisogno amore mio. Mi sono svegliata poco prima di te e non so molto di più e nemmeno gli altri sanno molto ma molti di noi, io compresa, hanno la certezza – anche se non sappiamo perché – che le risposte arriveranno molto presto. So solo che non c'è nulla di innaturale in tutto questo, nulla di strano o fantasioso.
- Ma come fai a dirlo amore? Io sono così confuso... Felice ma confuso.
- Te l'ho detto, non so perché, so solo che è così.

Ci abbracciammo, innamorati come sempre e sempre di più. Avevamo già passato sessantanni della nostra vita insieme e saremmo rimasti uniti per sempre.

Decidemmo di stare lì, abbracciati a guardare quel maestoso paronama e anche se non capivamo bene perché, sapevamo che a breve tutti i nostri dubbi sarebbero stati chiariti. Anche io ora, accanto a lei, ero più tranquillo. Fronte contro fronte le diedi un bacino sul naso, poi senza pensieri ci sdraiammo sulla collina e ci addormentammo nuovamente, mentre gli altri continuavano a parlare.

Mi sono svegliato, di nuovo, ma stavolta ero a casa, sul divano e intravidi Milena che sfornava i biscotti appena fatti e li posava in un piatto. Era stato un sogno allora, come pensavo. "Che bel sogno però..." pensai.

Milena si avvicinò a me sorridente, mi portò una tazza di the e i biscotti.

- Grazie amore mio...
- Figurati tesoro...
- Sai... ho fatto un sogno bellissimo... Eravamo tutti giovani e sani, forti e la Terra sembrava essere rinata, incontaminata ed era tutto così reale...

Mentre mi ascoltava si sedette accanto a me e sorrideva, con quello stesso sorriso che nel sogno sembrava essere intenerito e come se, ancora una volta, avessi detto qualcosa di buffo. Eravamo telepatici da sempre, quindi sapevo che quel sorriso significava molto.

- Non era solo un sogno amore mio... - poi sorseggiò il the.
- Come? In che senso non era solo un sogno tesoro...?
- Non so perché... ma appena hai cominciato a raccontare mi sono convinta che il tuo non è stato solo un bel sogno. Ha un significato. Un giorno il mondo sarà migliore.

Sembrava così sicura... Forse era solo la speranza di poter vivere insieme ancora per millenni e magari per l'eternità, senza acciacchi, sempre insieme, sani e forti... Qualcosa però mi diceva, nel cuore, che quella sua sicurezza avesse un fondamento, anche se non sapevamo perché. Io sentivo il suo cuore gioire e questo faceva gioire anche il mio.

Si accoccolò a me sul divano, bevemmo un po' di the e mangiammo i suoi favolosi biscotti caldi che – quanto adoro questa cosa – avevano inebriato la stanza di un profumo speciale.

Fronte sulla fronte, le diedi un bacino sul naso.

Incrociare il suo sguardo, ogni giorno della mia vita...

"Che paradiso...", pensai.

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