domenica 11 gennaio 2015

George Gershwin: la genialità innata


George Gershwin nasce a Brooklyn nel settembre del 1898. Fin dal quando era piccolo, a soli dieci anni, comincia a mostrare interesse per la musica, inziando a suonare il pianoforte senza aver mai studiato musica, seguendo solo ciò che l'istinto lo portava a fare. Così è nato il suo genio musicale, da quel momento, in cui ha deciso di provare a premere quei tasti bianchi e neri che così tanto lo affascinavano. Forse era rimasto affascinato dal tentativo della sorella Francis di avere una carriera musicale. Frances aveva cominciato a guadagnare qualche soldo con il canto e il ballo, ma lasciò dopo non molto, perché al tempo ancora non era ben accetto che una donna, sposata, si dedicasse ad attività creative e ricreative. Fatto sta che il piccolo Gershwin, da quel momento, inizia a diventare... il grande Gershwin. La musica di Gershwin è conosciuta a milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Molte persone ascoltano un pezzo, ne restano incantati e magari non sanno che è suo e... magari non sanno che quel tal pezzo, reinterpretato come è spesso accaduto da miriadi di eccellenti artisti, è proprio suo, viene dal suo genio, perché di genio si tratta. Gershwin affermò che gli piaceva pensare alla musica come a una scienza emozionale; Gershwin compose, nella sua testa, la grande e famosissima “Rapsody in Blue” (1924), mentre ascoltava i ritmi e i rumori metallici del treno che lo stava portando a Boston. Quando la consegnò ai suoi collaboratori e colleghi, per lui ancora incompiuta, tutti si misero a lavoro e Ferde Grofé, compositore e orchestratore, si occupò subito dell'orchestrazione del brano. Lui... lui che voleva ultimarla, perfezionarla, immaginate il momento, tutti a lavoro perché l'opera fosse orchestrata al meglio e lui ancora lì, a ritoccare, a rivedere, a perfezionare. Il direttore d'orchestra, Paul Whiteman, a cui Gershwin aveva consegnato l'opera al suo arrivo però aveva dato il via alle prove e rimase allibito quando comprese che Gershwin avrebbe voluto migliorarla ulteriormente. Si domandava come avrebbe potuto, migliorare qualcosa di già così grandioso. L'opera dunque rimase come era stata consegnata al direttore ed è tuttora quella che la sua mente aveva composto, dall'inizio alla fine, durante un viaggio in treno per Boston. Riuscite a immaginare quel momento? Io ci provo, con tutte le forze, cerco di immaginare cosa gli passasse per la testa, sul treno, sceso dal treno, mentre si affannava per ritoccare il brano ed ultimarlo per come lo voleva lui. Quel momento, in cui i rumori metallici gli hanno dato l'ispirazione per creare un capolavoro di tale portata. Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso. Andiamo avanti però... Gershwin che spazia dalla musica colta al jazz, fino al blues e al musical e Gershwin che diventa l'iniziatore, del musical americano. Gershwin che non nasce George, bensì Jacob e nasce da due emigrati ebrei: il padre, Moishe, cambiò il suo nome in Morris Gershwin qualche tempo dopo essere emigrato da San Pietroburgo e quattro anni più tardi conobbe Rose Bruskin, ebrea russa, che sposò e con la quale diede vita a quattro figli, tra i quali Jacop, appunto. Il nome, Jacob, lo cambiò quando divenne un musicista professionista (chissà perché? Era già un bel nome Jacob, forse a lui non "suonava" bene). Ha scritto la maggior parte delle sue opere vocali e teatrali in collaborazione con il fratello maggiore e paroliere Ira Gershwin. Gershwin... che nel 1928, nel periodo europeo, compone “Un americano a Parigi”, Gershwin che nel 1935 compone il musical “Porgy and Bess”... ed è qui, in realtà, che volevo arrivare. “Porgy and Bess” ebbe un grande successo, ma fu inizlamente percepita dalla comunità nera del tempo come un'opera offensiva, addirittura razzista. La descrizione della vita degli afro-americani che nell'opera appariva, non piacque per niente alle Black Panters in lotta per i diritti dei loro fratelli, ma fu tutta una grossa incomprensione sostanzialmente. Gershwin si era ispirato nella composizione dei brani per il musical a pezzi spiritual quali “All My Trials”, che negli anni '50 e '60 divenne uno degli inni dei movimenti di protesta; e si ispirò anche alla sua esperienza artistico-musicale così complessa, una fusione di tradizione operistica dell'Est europa, musica afro-americana, musica ebrea russa. “Summer time” - una ninna nanna che Clara, uno dei personaggi della celebre opera teatrale, canta al suo bambino - fu ispirata per esempio da diversi brani e sonorità: il sopra citato “All My Trials,” “Sometime I Feel Like a Motherless Child” (un brano che risale ai tempi della schiavitù, tempi in cui era pratica comune vendere i figli degli schiavi) e.... ninne nanne appunto: si parla in particolare di una ninna nanna russa e di un'altra ninna nanna, quest'ultima di origine ucraina. "Porgy and Bess" fu tratto dal racconto “Porgy” di Edwin DuBose Heyward, paroliere anch'esso dei testi insieme ad Ira. "Summertime" è certamente uno dei brani più famosi dell'intera opera e la cosa fenomenale non è solo che è stata interpretata da grandi talenti dela musica quali Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, Billie Holiday, Chet Baker e Mahalia Jackson... Fu proprio Billie Holiday a portarla in classifica per la prima volta con la sua versione del 1936, ma ciò che risulta essere grandioso... è che la potenza di questo brano ha portato al concetto per il quale, al di la' dell'intento o del significato iniziale, un brano musicale possa assumere significati altrettanto grandiosi anche in epoche successive, molto più recenti e in riferimento a fatti storici completamente diversi. Parlo qui di Janis Joplin... che la urlava, con rabbia, al mondo intero, mentre la guerra del Vietnam esasperava i popoli coinvolti. La gridava al mondo, appena dopo l'assassinio di Martin Luther King e Kennedy, quando americani bianchi e neri, insieme, si scontravano la polizia in segno di protesta, mentre gli agenti del tempo intossicavano i manifestanti con il gas Mace sotto le telecamere di tutto il globo, mentre c'erano arresti per l'assalto alla Convenzione Democratica di Chicago, mentre i leader della protesta – in particolare - furono arrestati con le accuse pesantissime di incitazione alla violenza e cospirazione e assolti, quattro anni dopo, con la motivazione che erano stati violati i diritti di difesa. Summertime è stata tradotta in molte lingue ed anche in italiano dai Dalton – anche se a parer mio in questa versione perde purtroppo tutta la sua potenza e il significato del testo è parer mio violato e svuotato (con tutto il rispetto per i Dalton... di questi utlimi, se vi interessa sapere chi sono – vi segnalo un brano interessante. "Idea d'infinito", quello si che è un bel pezzo). Gershwin compose più di settecento brani, fino a che nel 1937 comiciò ad avvertire i sintomi di un tumore al cervello che lo portò alla morte lo stesso anno, dopo essersi accasciato al suolo sul set di The Glodwin Follies, un film del 1938 di cui stava curando le musiche. Morì al Cedars of Lebanon Hospital a seguito di un intervento di unrgenza. Pochi mesi dopo, il suo idolo, Joseph Maurice Ravel (compositore del celebre "Boléro, per intenderci), morì anchesso, durante un intervento simile al cervello. "Summertime". Vi propongo qui la versione originale di Jacob (mi piace poterli chiamare con il loro nome), la versione di Ella Fitzgerald e infine, la versione di Janis Joplin. Buon ascolto... e buona lettura della traduzione - scritta poco fa - che spero renda giustizia all'intensità del testo originale.


Summertime (Estate)

Estate...
e la vita è semplice,
i pesci saltano
e il cotone è alto.

Tuo padre è ricco,
Tua madre ti guarda con amore,
quindi silenzio, piccolino,
non piangere.

Uno di questi giorni
Ti sveglierai cantando,
poi spiegherai le ali
e ti guadagnerai il cielo.‎

Fino a quella mattina però,
nulla potrà farti del male,
con la tua mamma... e il tuo papà.




sabato 3 gennaio 2015

Billie Holiday: "Desiderando... sulla Luna"


Billie Holiday, 1915/1959. Stavo pensando alla tragicità della sua vita. Stavo pensando a quanto tutte le sue terribili tragedie si sentissero, nella sua voce. Nel 2009 Adriano Mazzoletti (giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, produttore discografico considerato uno dei padri della diffusione della musica jazz in Italia - che comunque in Italia era giunto già nel primo decennio del novecento ed ha continuato ad essere presente, negli anni '20 e '30) scrisse che "...si imponeva per la sua voce intensamente drammatica, per la capacità di "volare" sul tempo e per l'emozione che sapeva trasmettere anche su testi a volte banali...". Stasera stavo ascoltando "I Wished on the Moon" un pezzo composto da Ralph Raiger (pianista e compositore nato a New York nel 1901 e morto prematuramente in un incidente aereo nel 1942) con un testo scritto da Dorothy Parker (scrittrice di racconti brevi, poeta, critica, autrice satirica - nata nel New Jersey nel 1893 pubbicò il suo primo racconto breve su "Vanity Fair" nel 1914. Morì a New York, nel 1967). Il pezzo fu inciso per la prima volta da Ruth Etting, una cantante/attrice attiva soprattutto negli anni '20 e '30 e fu proprio questo pezzo uno dei brani fondamentali all'inizio della sua carriera poiché arrivò così al grande pubblico. Reinterpretò "I Wished on the Moon" con l'accompagnamento del pianista Teddy Wilson nello stesso anno in cui lo stesso era stato inciso per la prima volta. Prima di quel momento Billie aveva inciso due dischi dopo essere stata notata dal produttore che l'ha lanciata, Jhon Hammond, ma entrambi erano passati inosservati. Hammond però continuò a credere in lei e le procurò un contratto con Wilson appunto, per l'incisione di alcuni pezzi con etichetta Brunswick. Torniamo però un attimo alle vicende della sua vita, giusto per rendere l'idea a chi non la conosce così a fondo o per nulla. Il suo vero nome era Eleanora Fagan. Eleanora nacque dall'incontro amoroso tra il sedicenne Clarence Holiday (suonatore di banjo) e la tredicenne Sadie Fagan (ballerina di fila). Suo padre non si occupò quasi mai di lei e fin dall'infanzia si trovò lontana dalla madre che l'aveva affidata alla cugina (a Baltimora) mentre lei lavorava a New York come domestica. A dieci anni fu stuprata e in seguito tentarono di violentarla altre volte. Ancora piccola raggiunse la madre a New York e cominciò a prostituirsi in un bordello clandestino di Harlem e arrotondava pulendo gli ingressi delle case nel quartiere, compeso l'ingresso del bordello. Alla proprietaria del bordello però non faceva pagare e in cambio lei gli lasciava ascoltare i dischi di Louis Amstrong e Bessie Smith sul fonografo del salotto. Quando le autorità scoprirono il bordello, Eleanora fu arrestata e condannata a quattro mesi di carcere. Uscita dalla prigione, per evitare di tornare alla prostituzione, iniziò a cercare lavoro come ballerina nei locali notturni. Non sapeva ballare, ma fu immediatamente assunta da un locale quando la sentirono cantare. Fu così che iniziò, all'età di 15 anni. Dopo non molto le colleghe del locale iniziarono a chiamarla "Lady" dunque "Signora" perché rifiutava le mance solitamente infilate dai clienti tra le cosce delle donne che si esibivano. A diciotto anni, Hammond la notò ed iniziò la vera e propria carriera musicale. Le sue pene però non finirono qui e anche se musicalmente la sua carriera prese il volo, ebbe ancora da affontare due matrimoni brevi e turbolenti e il colpo avuto con la morte della madre. In quel momento iniziarono i problemi con la droga e l'alcool e nel 1959, a soli 44 anni, morì per le complicazioni dovute alla cerrosi epatica. La Holiday (il suo nome d'arte nasce dal nome d'arte del padre musicista noto come "Holiday" e dalla stima nutrita per l'attrice Billie Dove) incise altre versioni di "I Wished on the Moon", tra le quali la seconda versione del 1957, introdotta nell'album "Songs for Distingué Lovers". Ascoltando la prima versione del '35 e la seconda del '57 anche un orecchio poco intenditore percepisce immediatamente quanto siano diverse. E' diversa la musica ma ciò che colpisce di più è l'interpretazione che Lady Holiday ha dato al testo... Ascoltando la versione del '35 si sente un dolore disperato, l'affanno, il respiro che c'è e che manca... Nella versione del '57 invece - questo è ciò che sento io nell'ascoltarle ovviamente - sembra quasi che la Holiday prenda in giro il suo dolore, è talmente esausta che nella sua voce si sente un dolore a cui lei sembra sputare in faccia, quasi come se oramai non avesse più speranze di essere veramente felice. Chissà, forse è questo che l'ha portata alla morte... a un certo punto era talmente esausta che si è rassegnata a soffrire sempre, il dolore già terribile è diventato anche autodistruzione e lì, Eleanora, è morta definitivamente... anni prima della sua morte fisica. E dopo queste riflessioni, mentre penso a tutto quel dolore, a tutto... quel ... dolore... vi propongo l'ascolto delle due versioni del pezzo e una mia traduzione (non letterale, sarebbe troppo scontato) del testo di "I Wished on the Moon", testo che - per come lo interpreto io - le si appiccica addosso come se fosse stato scritto per lei.


"I Wished on the Moon" - "Desideravo sulla Luna"

Esprimevo desideri alla luna, per qualcosa che non ho mai conosciuto...

Desideravo sulla luna... per più di quanto io abbia mai conosciuto...

Una rosa più dolce, un cielo più morbido,
un aprile in cui i giorni smettono di danzare via...

Esprimevo desideri alle stelle,
che mi gettassero giù un fascio di luce o due.
Le pregai, chiedendo loro... un sogno o due.

Ho cercato ogni bellezza, tutto si è avverato...
Esprimevo desideri alla luna, per voi.

Esprimevo desideri alla luna, per qualcosa che non ho mai conosciuto...

Desideravo sulla luna... per più di quanto io abbia mai conosciuto...

Una rosa più dolce, un cielo più morbido,
un aprile in cui i giorni smettono di danzare via...

Esprimevo desideri alle stelle,
che mi gettassero giù un fascio di luce o due.
Le pregai, chiedendo loro... un sogno o due.

Ho cercato ogni bellezza, tutto si è avverato...
Esprimevo desideri alla luna. Per voi.

 

 

giovedì 11 dicembre 2014

"Casta Diva", una preghiera alla Luna

Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini

"Casta diva" è l'aria più famosa della "Norma" di Vincenzo Bellini ed è stata interpretata per la prima volta nel 1831 dalla mezzosoprano e soprano Giuditta Pasta, proprio in occasione della prima assoluta dell'opera. La "Norma" è un'opera in due atti tratta dalla tragedia "Norma" o "L'infanticide" di Louis-Alexandre Soumet che si ispirò a sua volta al mito di Medea. Il testo dell'intera opera di Bellini è del librettista, poeta e critico musicale Felice Romano, compresa - appunto - la meravigliosa poetica di "Casta diva". Si tratta di un brano nel quale la sacerdotessa gallica eleva una preghiera alla Luna ed è una poesia  a dir poco eccezionale. Nelle parole come nella musica, tanto che il compositore parigino Fromental Halévy, dichiarò che avrebbe barattato tutta la sua musica per quest'aria. Fu composta inizialmente in Sol maggiore per poi essere abbassata di un tono, a Fa maggiore, quando Giuditta Pasta la giudicò troppo acuta; modifica che comportò non solo cambimenti melodici, ma anche modifiche strumentali da parte di Bellini. Di seguito i versi meravigliosi del testo e il video della "Casta Diva" interpretata da Montserrat Caballe.

"Casta Diva che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante
Senza nube e senza vel.

Tempra o Diva,
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancor lo zelo audace,
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel."

giovedì 4 dicembre 2014

"Feelings", "Pour Toi": da Loulou Gasté a Morris Albert, passando per la Fitzgerald e Nina Simone

Il padre di "Pour toi", Loulou Gasté
 "Feelings." La storia di questa meraviglia è abbastanza intricata. La musica di questo pezzo è stata originariamente scritta da Loulou Gasté nel 1956 per Dario Moreno, cantante e attore turco di origine ebrea attivo sopratutto in Francia, popolare negli anni '60 (fino alla morte prematura, per infarto, giunta nel '68). Il testo fu scritto da Marie-Hélène Bourquin e Albert Simonin e il titolo originale è "Pour toi". Il pezzo viene proposto negli anni da vari interpreti senza però arrivare mai al vero successo, fino a che, nel 1975, Morris Albert, cantautore, musicista e compositore brasiliano (Mauricio Alberto Kaisermann) la incide in inglese con una traduzione del testo non fedelissima all'originale, ma comunque molto intensa e la canzone diventa un hit. Il problema fu che, purtroppo, Morris Albert fece passare il pezzo come proprio, senza mai nemmeno citare o prendere in causa l'autore originale. In effetti, giustamente, Loulou Gasté lo denunciò per plagio e vinse la causa; il tribunale gli riconobbe la paternità del pezzo e Gasté fu risarcito, anche economicamente. La versione in inglese poi, venne interpretata e reinterpretata da molteplici musicisti eccezionali tra i quali Ella Fitzgerald e Nina Simone. Non ho trovato traduzioni degne del testo in francese e nemmeno del testo inglese (magari ci sono, io non le ho trovate) dunque vi propongo delle mie traduzioni, sperando di essere stata abbastanza fedele all'intensità dei testi. Dopodiché, vi invito all'ascolto di entrambe le versioni. La versione francese è interpretata in questo caso da Muriel Robin (attrice, cantante ed umorista) durante il "Symphonic Show"  (1999), nel quale Robin canta per Line Renaud, conosciuta con il nome d'arte di Jacqueline Ente, un' attrice e cantante francese legata a Gasté - suo mentore fin dall'inizio e in seguito anche suo sposo - che durante questa performance risulta evidentemente commossa. La versione inglese invece è quella di Nina Simone che la ripropone al pubblico al "Monteux Jazz Festival" nel 1976, con una memorabile performance durante la quale la Simone coinvolge il pubblico cercando di spiegare a chi ascolta, quanto possa essere intenso, forte, doloroso, il sentimento che ha portato l'autore a scrivere questo pezzo. Si chiede e chiede al pubblico, di immaginare cosa, che situazione, quali "Feelings" possono aver portato a scrivere un pezzo del genere. Buona lettura e buon ascolto.

"Pour Toi" (Per Te)

Per te...
ho lasciato ciò che amavo
ho perduto coloro che mi amavano,
questa sera, non ho che te.

Senza te...
A cosa assomiglia il giorno? Alla notte.
Cosa sembra la vita? La morte. 
Questa sera, non ho che te.
I tuoi occhi brillano come il fuoco,
la tua bocca ne ha preso il colore
Il tuo corpo ne ha mantenuto il calore.
Le tue dita che correvano sulla mia pelle nuda,
La tua voce "morente" in un sospiro
ed io palpitante di piacere.
Per te...
ho distrutto il mio passaggio,
ho rinnegato, dimenticato.
Ho fatto questo per te, verso te. 
Vagano i sogni delle mie notti
Se ne vanno i desideri della mia vita.
Questa sera, ascoltami,
I tuoi occhi brillano come il fuoco,
la tua bocca ne ha preso il colore
Il tuo corpo ne ha mantenuto il calore.
Le tue dita che correvano sulla mia pelle nuda,
La tua voce "morente" in un sospiro
ed io palpitante di piacere.
Per te.

"Feelings" (Sentimenti)

Sentimenti, 
niente di più che i sentimenti,
cercando di dimenticare 
i miei sentimenti d'amore.
Lacrime scendono sul mio viso, 
cercando di dimenticare 
i miei sentimenti d'amore.

Sentimenti, per tutta la mia vita li sentirò.
Vorrei non averti mai incontrato, ragazza; 
non tornerai mai.

Sentimenti, sentimenti,
ti sento di nuovo tra le mie braccia.

Sentimenti, sentimenti
come se non ti avessi mai perso
e sentimenti come se mai ancora
ti avessi avuto nel mio cuore.

Sentimenti, per tutta la mia vita li sentirò.
Vorrei non averti mai incontrato, ragazza;
non tornerai mai.

Sentimenti, sentimenti
come se non ti avessi mai perso,
sentimenti come se ancora mai
ti avessi avuto, nella mia vita.

Sentimenti, sentimenti,
sentimenti ancora tra le mie braccia.

Sentimenti ...
 


"Feelings" interpretata da Nina Simone, 1976

           
"Pour Toi" interpretata da Muriel Robin, 1999



martedì 25 novembre 2014

"Fenesta vascia": l'intensità porpora


"Fenesta vascia". Conoscete questa canzone? Questo pezzo è una memorabile raffinatezza della storia folkloristica napoletana. Il testo riporta la storia di un amore senza speranze di un giovane, innamorato perdutamente di una ragazza che abita dietro, appunto, la "finestra vascia". "Vascia" significa "bassa", nel senso di "misera" ed è "misera" perché... perpetuamente "chiusa". Un amore d'altri tempi, intensamente espresso nei versi della canzone e nella sua melodia dolce e malinconica, un'intensità "porpora", non so se mi spiego. La cosa ancor più bella è che questa "intensità porpora", come la definisco io, viene dal 1500. La canzone originale non è giunta fino ai giorni nostri, ma per fortuna è comunque arrivata all'età moderna grazie alla cura di Guglielmo Cottrau, compositore ed editore napoletano che si occupò della trascrizione musicale del pezzo, affidando la cura del testo a Giulio Genoino. Cottrau è ritenuto uno dei padri della musica napoletana perché fondamentalmente si era preso cura di questo pezzo come di molti altri dei secoli a lui precedenti, affidandone i testi e gli spartiti a poeti e musicisti locali, per non farli perdere nel tempo; poeti e musicisti appunto, quali ad esempio Luigi Biscardi e Mariano Paolella, "dimenticati" in qualche modo, a causa delle vicende storiche del 1860. Il testo poetico, aulico, di "Fenesta vascia" viene appunto affidato al valente poeta e letterato Giulio Genoino, anche lui, dimenticato dalla storiografia letteraria italiana, addirittura confuso, spesso con un omonimo consigliere di Masaniello che nulla aveva a che fare con lui. Genoino riportò fedelmente il testo del 1500, adattandolo alla lingua parlata nel 1800, per esempio per quanto riguardava termini allora in disuso o completamente rimossi dal napoletano moderno del tempo. Il risultato è ciò che oggi abbiamo a disposizione. E' affascinante, meraviglioso, tutto questo. Il testo di "Fenesta Vascia" ha una poetica impeccabile, è composto da due "ottave siciliane" di endecasillabi, con rima alternata AB, molto usata dai poeti aulici. Ogni ottava ha un tema diverso, ogni distico forma una frase a se, indipendente, ma sempre collegata logicamente alle altre. La rima è perfetta all'ascolto, pur se imperfetta nel testo scritto; questo perché nella dizione corretta osco-napoletana, il finale di ogni frase, delle parole, è sempre sfumato, il genere è indefinito e diviene definito solo per diretto collegamento alle parole che vengono prima, articolo o aggettivo che siano. La "e", ad esempio, delle parole in rima contenute nella prima strofa, è pronunciata "alla francese", sfumata appunto ed è proprio questo che determina le rime stesse; e così accade anche per rime successive. La musica fu scritta per il Calascione, uno strumento a plettro partenopeo oramai in disuso ed è stata poi reinterpretata suonandola con il mandolino, che esprime al meglio il timbro partenopeo originale, dolcemente sottile, dolcemente malinconico ed intenso. Non è facile tradurre il testo di "Fenesta Vascia", per la ricercatezza delle parole, per la tecnica con la quale il colto poeta che le ha scritte ha utilizzato, il fraseggio; un poeta che è rimasto anonimo, non si sa se per scelta o per convenienza; colto di certo, perché per come è scritto, questo testo, non poteva essere di un cantastorie, poteva solo essere ed è, assolutamente, di un poeta che sapeva, sapeva molto bene, cosa stava facendo. La punteggiatura, notatela, non fatevela sfuggire.


"Fenesta Vascia":

Fenesta vascia 'e padrona crudele,
quanta suspire mm'haje fatto jettare!...
Mm'arde stu core, comm'a na cannela,
bella, quanno te sento annommenare!
Oje piglia la 'sperienza de la neve!
La neve è fredda e se fa maniare...
e tu comme si' tanta aspra e crudele?!
Muorto mme vide e nun mme vuó' ajutare!?...

Vorría addeventare no picciuotto,
co na langella a ghire vennenn'acqua,
Pe' mme ne jí da’ chisti palazzuotte:
Belli ffemmene meje, ah! Chi vó' acqua...
Se vota na nennella da llá 'ncoppa:
Chi è 'sto ninno ca va vennenn'acqua?
E io responno, co parole accorte:
Só' lacreme d'ammore e non è acqua!...


"Finestra Misera":

Finestra bassa di una padrona crudele,
quanti sospiri mi hai fatto sprecare!.....
Questo mio cuore arde come una candela,
bella, se sento il tuo nome pronunciare!
Orsù prendi esempio dalla neve!
La neve è fredda ma si fa accarezzare….
Ma tu sei così aspra e crudele?!
Mi vedi morire e non mi vuoi aiutare!?....

Vorrei diventare un bel garzone,
che con la brocca va vendendo l’acqua,
e poter gridar tra questi caseggiati
Mie belle donne, ah! chi vuole l’acqua…..”
Si volge una ragazza in su dall’alto:
Chi è il bel garzone che vende l’acqua?”
Le risponderei con parole dosate:
Sono lacrime d’amore, non è acqua!.....”

"Fenesta Vascia" nella versione di Massimo Ranieri, 1974

Per ulteriori approfondimenti: www.ilportaledelsud.org

domenica 9 novembre 2014

Bob Dylan, marzo 1963 "Blowing in The Wind"

 


"Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l'alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento"


domenica 10 agosto 2014

Assicuratevi alla fune


Il mondo è pieno di dolore, è un dato di fatto. Vediamo tante cose brutte, ne siamo a conoscenza. Si parla di guerre e vittime di conflitti, povertà e malattie; sappiamo che esistono giochi di potere, anche se non sapremo mai in realtà in cosa consistano. Ci sono estremi ed estremismi, violenze di ogni tipo.

I più fortunati di noi, esseri umani, vivono in paesi dove – al di la' di tutto – si può camminare per la strada senza il timore che a un certo punto una sirena dia l'allarme perché sta per arrivare un missile; i più fortunati di noi hanno una casa, cibo, acqua, medicine.

Il dolore però... è talmente tanto diversificato e parte dell'umana natura che a volte ci fa perdere la bussola, ci sentiamo persi, disorientati, ci viene l'angoscia, ci viene da piangere. Anche se abbiamo una casa, anche se abbiamo il privilegio – perché ora lo è – di avere un lavoro.

Le storie degli individui sono tanto diverse e complicate, che non basterebbero sette miliardi di righe per descriverle.

Anoressici, bulimici, gente che muore di fame e malati di obesità. Ipocondriaci, persone con medi problemi di salute, persone con gravi problemi e persone che "non fa molto la differenza" se hanno problemi lievi o gravi, perché basta un'influenza per morire. C'è persino l'autodistruzione; e la distruzione, la punta di coltello dalle mille sfaccettature, che la genera.

Queste mie parole, vi giuro, non sono fatte per deprimervi, anzi. Credo che la consapevolezza riguardo a ciò che ci circonda possa aiutare, ma non sto dicendo "se soffri pensa a chi è in guerra", il concetto non è principalmente questo.

Certo che dobbiamo essere consapevoli di essere fortunati rispetto a molte altre persone, però soffriamo comunque, chi più e chi meno, chi ogni giorno e chi di tanto in tanto e anche se fuori dalla finestra non c'è una guerra in atto. Sarebbe ipocrita dire il contrario no? Le preoccupazioni, lo stress, le paure, ci sono. Ognuno di noi le affronta in modo diverso, ma comunque esistono.

Tante volte penso "non ne vale la pena di star male per questo o quello" ed è vero perché sapete, credo che ci sia talmente tanto caos intorno a noi che almeno per quello che possiamo dovremmo lasciar perdere, passare oltre.

I più fortunati di noi hanno sempre avuto una vita tranquilla e magari hanno sentito il dolore, ma un dolore diverso, più lieve; quello però è il dolore che hanno conosciuto, dunque in ogni caso gli farà male.

Il punto è che è normale sentire sofferenza, di qualsiasi natura sia, ma ciò che più importa è essere consapevoli che siamo noi a doverla combattere, affrontare, risolvere, dentro di noi e, dunque, fuori. Vale per il singolo individuo ma pensate, se ogni essere umano avesse davvero piena coscienza di se - è un'utopia lo so - il caos non esisterebbe; se ogni essere umano dovesse risolvere il proprio dolore interiore, non ci sarebbero conflitti, ne litigi, ne guerre. Il dolore porta dolore.

Almeno coloro che possono, questo è il punto di tutto questo discorso teoricamente senza fine... almeno chi può, non molli la presa. E' una cosa che dico spesso, perché ci tengo. Siate scalatori ed assicurate la vostra anima alla fune, fatelo per voi stessi e per coloro che amate. E non preoccupatevi se ogni tanto vi viene da piangere; piangete, perché le lacrime esistono per un motivo e se qualcuno che amate piange e vi sembra non ci sia un reale motivo, non ditele "ma non c'è motivo, perché piangi?"; avvicinatevi, abbraciate la persona a cui tenete e fatela distrarre, fatela ridere. Amatela. E vi prego, se invece il dolore è troppo forte, non riuscite più a sopportarlo, prende il sopravvento sulle vostre forze, se avete bisogno di aiuto...cercatelo, lasciatevi salvare.

Tutto rinasce, tutto e tutti possono rinascere.

E' quasi un dovere, per noi che siamo i più fortunati, quello di non mollare, di rispettare noi stessi e ciò che abbiamo attorno, le persone che amiamo e le nostre fortune; ed è giusto – non di meno - rispettare coloro che per rinascere avranno un percorso più difficoltoso del nostro. I problemi possono essere tanti e molto diversi tra loro, ma finché saprete affrontare il dolore di petto, finché resterete in sicurezza, attaccati saldamente alla fune della vostra anima, potrete avere la possibilità di risolvere i problemi, di eliminare ciò che vi affligge. Se vi lasciate andare si, lì è finita.

La felicità esiste, credetemi e... non confondetela con una chissà quale perfezione.
Nel mondo in cui viviamo è praticamente impossibile avere una vita senza una preoccupazione, un momento buio o simili, ma questo non significa che non siate felici o che non possiate esserlo. Allora guardatevi attorno, guardatevi allo specchio, assicurate la fune e scalate con decisione il sentiero verso la vostra felicità.

domenica 3 agosto 2014

Guerre, conflitti, distruzione



Marzo 2012. I documenti ufficiali contavano, nella sola Africa, conflitti in ventiquattro diverse nazioni del continente, con un coinvolgimento di circa ottantatre tra milizie guerrigliere e gruppi di coloro che vengono generalmente chiamati ribelli. Luglio 2014: torno a documentarmi e i documenti ufficiali riportano un dato di venticinque nazioni coinvolte e centocinquantadue tra milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti negli scontri.

La terribile "abitudine dell' abitudine", fa quasi passare inosservato, se non del tutto, la realtà cupa, nera, pesante, per la quale ciò che la cronaca racconta è solo un millesimo di ciò che realmente accade nel mondo ed è "normale" in fondo che i media parlino "solo" di una piccola parte della realtà o non parlerebbero d'altro e probabilmente sarebbe troppo per chi ascolta, troppo, per chi vede.

Sarebbe folle caricarsi addosso il peso psicologico di tutte le guerre, i conflitti, la morte, che nel mondo dilaga, ma credo sia giusto, ogni tanto, darsi un buffetto sulla guancia, documentarsi; sono passati due anni dal mio ultimo "buffetto" e dunque, eccomi qui. Lasciamo stare, ora, "tutto il resto". Parliamo di guerre. E' già "abbastanza" per ora.

Ho accennato dei conflitti in Africa. Partiamo da lì e proseguiamo. Un elenco, nudo e crudo, non c'è bisogno di dire altro:

  • Africa: 25 nazioni coinvolte, 152 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Le nazioni coinvolte sono l'Algeria, l'Angola, il Ciad, la Costa d'Avorio, il Gibuti, l'Egitto, l'Eritrea, l'Etiopia, il Kenya, la Libia, il Mali, la Mauritania, la Nigeria, il Puntland, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda, il Sahara Occidentale, il Senegal, la Somalia, il Somalialand, il Sudan, il Sud Sudan, la Tunisia, l'Uganda.
  • Asia: 15 nazioni coinvlte, 128 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Le nazioni coinvolte sono l'Afghanistan, la Birmania-Myanmar, la Cina, le Coree, le Filippine, l'India, l'Indonesia, il Kazakistan, il Kyrgyzstan, il Nepal, il Pakistan, lo Sri Lanka, il Taijkistan, la Thailandia, l'Uzbekistan.
  • Europa: 9 nazioni coinvolte, 71 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Le nazioni coinvolte sono la Francia, la Georgia, la Grecia, l'Irlanda del Nord, l'Italia, il Nagorno-Karabakh, la Russia, la Spagna, l'Ucraina.
  • Medio Oriente: 8 nazioni coinvolte, 172 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Le nazioni coivolte sono l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Iraq, Israele, il Libano, la Siria, la Turchia, lo Yemen.
  • Americhe: 5 nazioni coinvolte, 25 tra cartelli della droga, milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Le nazioni coinvolte sono il Cile, la Colombia, l' Ecuador, il Messico, il Perù.

Il totale tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti, gruppi anarchici, ribelli e cartelli della droga è di cinquecentoquarantanove. Gli Stati coinvolti sono al momento sessantadue. "Senza parlare" delle regioni e delle provincie autonome che al momento stanno lottando per l'indipendenza, dunque, altri conflitti.

Cliccando il link Conflitti in corso vedrete una mappa, visibile anche in versione satellitare e terrestre con la segnalazione delle principali zone di conflitto aggiornate al 19 Luglio 2014. Cliccando poi su ogni "virgola blu" appariranno le infornazioni relative al conflitto, che potrete comunque leggere, se vi interessa, in modo più esteso, nella sezione del sito www.guerrenelmondo.it, chiamata "Lista conflitti in corso".

[Fonte dei dati: www.guerrenelmondo.it]

Altri link per approfondire alcune delle questioni:





Concludo, dopo questa serie di dati, link... riproponendo il primo articolo che scrissi riguardo alle guerre un paio di anni fa e riproponendo, al tempo stesso un articolo che invece riguarda la fame, la mancanza di cibo e acqua, nel mondo, pubblicato su "Il cammino" nel gennaio 2011.



Lo so, è "un articolo freddo". "Se vi verrà freddo" alla fine della lettura, però, avrete una "coperta" da qualche parte, per farvelo passare.

©Lara Aversano