mercoledì 2 luglio 2014

Laura Campisi: quando una voce jazz prende il volo a New York





Laura Campisi. Molti di voi ancora non la conosceranno e d'altronde lo scopo di queste mie presentazioni è proprio quello di mettere in risalto artisti italiani eccezionali ma conosciuti solo in parte e che meritano, meritano molto di più. Laura è una cantautrice italiana eccezionale, nata nella bella Sicilia nel 1984 e immersa nella musica, nel vero senso della parola, fin dalla tenera età. I suoi genitori portavano in giro per la Sicilia brani della tradizione regionale antica, facendo al tempo stesso un lavoro di raccolta e selezione delle composizioni tipiche di ogni paese in cui si trovavano ad esibirsi. E' inevitabile dunque che l'avvicinamento di Laura alla musica sia stato naturale e immediato. “Sono cresciuta con grandi cantate, chitarre e controcanti improvvisati, tra la musica tradizionale e quella dei vari cantautori italiani” dice e aggiunge: “Fu mio padre che, notando questa mia passione, mi chiese un giorno “Ti piacerebbe studiare canto?”. Io risposi di sì senza nemmeno pensarci, come se fosse stata la cosa più naturale da farsi.” Nel 2011 Laura si trasferisce a New York, con la più assoluta spontaneità, dopo aver portato avanti vari progetti in Italia e dopo aver terminato la sua formazione: una laurea in Discipline della Musica, anni di Masterclass e corsi di perfezionamento – tra i quali il “Nuoro Jazz” e il “Roma Jazz's Cool” (con i nomi più illustri del Jazz) - e dopo aver partecipato e vinto diversi concorsi - da solista e da band leader dei “Lalla Into The Garden”; tra gli altri spiccano la vittoria al “Lucca Jazz Donna 2009” e al “Bianca d' Aponte 2010”- il primo è un concorso Jazz al femminile e il secondo un festival che si tiene ad Aversa dove, lo stesso anno, Laura riceve anche il Premio per la Migliore Interpretazione. Vive attualmente a Brooklyn a cui è arrivata dopo essersi resa conto di aver bisogno di nuovi stimoli, nuovi spazi e possibilità concrete per la sua crescita e la sua creatività. Resta naturalmente legata la suo paese, alla musica italiana e ovviamente ai suoi cari: “In Italia cerco di tornare due volte all’anno, per vedere la famiglia e gli amici, ma anche per tenere vive le relazioni artistiche con i colleghi e la scena musicale italiana.” Basta ascoltare la sua voce, il suo stile, la sua interpretazione, per aver voglia di approfondire la sua storia, per aver voglia di scoprire la sua musica.
Allora Laura... è difficile decidere da dove partire con te, hai una miriade di progetti alle spalle e in corso... Direi di parlare principalmente del progetto che stai realizzando ora (a fine articolo potrete leggere altre info e un sunto degli altri progetti, ndr). Si tratta della lavorazione del tuo primo album ufficiale a quanto ho letto sul sito, anche se in realtà non è il primo album che incidi. Raccontaci un po' di cosa si tratta, come si intitolerà, le collaborazioni e, già che ci siamo, dicci per quando è prevista l'uscita dell'album.
La storia di questo album è un racconto ancora in fase di scrittura. Non so ancora quando uscirà e se verrà pubblicato da un’etichetta o se sarà invece un’auto produzione dalla A alla Z. Al momento comunque, io ne sono stata la produttrice esecutiva ed artistica, con l’aiuto fondamentale di un generoso deus ex machina dietro le quinte e naturalmente degli stupendi musicisti che hanno collaborato. È infatti una soddisfazione nonché un privilegio aver raccolto una squadra davvero d’eccezione per un progetto direi poco usuale: un doppio trio (due bassi e due batterie) ad accompagnare una voce. Il gruppo è composto da Gregory Hutchinson (celebre musicista americano) alla batteria, Ameen Saleem al contrabbasso (mio carissimo amico, americano di Washington DC e membro fisso del Roy Hargrove Quintet e Big Band), Gianluca Renzi (ciociaro trapiantato a New York) al basso elettrico e al contrabbasso e il mio concittadino espatriato a Londra Flavio Li Vigni, alla batteria. Non mancano anche due stupendi special guests: Giovanni Falzone alla tromba e Vincent Herring al sax. Il repertorio è una miscela di pezzi riletti e reinterpretati dalla tradizione jazzistica, rock e più in generale “moderna” con mie composizioni in lingua inglese. La band si è andata formando pian piano, dapprima nella mia mente per poi diventare reale, come un bel puzzle. La disponibilità e la professionalità di ognuno dei ragazzi che hanno preso a cuore il progetto ognuno a proprio modo, ha reso quest’esperienza unica. Ho imparato tantissimo da ognuno di loro, e sto imparando molto anche da me stessa; dagli errori commessi imparo a rialzarmi ogni volta e ad inventarmi e reinventarmi sotto luci e ruoli diversi.
Premettendo che la tua voce è jazz, è vibrazione pura e lo è anche quando non stai cantando una canzone dalle evidenti sonorità jazz dal mio punto di vista, sul tuo sito si trovano pezzi in cui l'anima jazz si percepisce fin dalle prime note, proprio perché come accennavo le caratteristiche del jazz sono ben percepibili, ma si possono ascoltare anche pezzi più legati alla musica cantautorale italiana, pur se affrescata da un tocco alternativo e ho potuto ascoltare anche un delizioso pezzo in dialetto siciliano... Tu come come ti vedi? come ti senti? Più vicina al jazz in ogni caso o... come dire... una miscela di stili?
Diciamo che non sento la necessità di definirmi e credo sarebbe anche un compito abbastanza arduo... Sono nata col Jazz ma sono sempre stata attratta da tutta la buona musica e in ogni fase della mia esperienza artistica fino ad oggi posso ritrovare le influenze non solo di quello che ho studiato e cantato, ma anche di quello che ho ascoltato, ballato, fischiettato. Per ciò sì, mi sento più una miscela di stili. Questo vale sia per ciò che canto che per ciò che scrivo. Anzi, è proprio nella scrittura che i vari stili e generi hanno totale libertà di confluire creando contaminazioni.
E come ti sei innamorata del jazz? in che contesto lo hai scoperto?
Al Jazz sono arrivata quasi per caso: la scuola di canto che ho frequentato a Palermo per vari anni era una scuola di musica Jazz ed è così che mi sono avvicinata a quel genere; prima solo durante le lezioni, poi sempre di più nei miei ascolti di piacere e nella vita quotidiana. Anche se quando ho cominciato a studiarlo, a tredici anni, non lo ascoltavo ancora, nel cantarlo ho sentito da subito una profonda affinità, un senso di appartenenza, come uno specchio nel quale riconoscermi.
I testi dei tuoi pezzi li hai sempre scritti tu e sono poetici, accurati, colmi di emozione. Ciò che si percepisce è la volontà di trovare la parola giusta per ogni secondo per poi interpretarla per come quella singola parola va interpretata e vestita. Questa è la mia impressione insomma. La stesura dei tuoi testi è sempre stata un atto spontaneo, istintivo, fin da quando hai iniziato a cantare e magari ancora non avevi un gruppo o c'è stato un momento in particolare che, come dire, "ti ha dato il La"?
In realtà ho cominciato a scrivere molti anni dopo aver cominciato a cantare. La scrittura è arrivata per caso, senza bussare, è sempre stato un atto istintivo e, come tale, spesso repentino ma anche poco costante. Ci sono stati naturalmente periodi in cui ho scritto di più e periodi in cui non ho scritto, momenti in cui era difficile mettere insieme le idee e altri in cui la scrittura ha invece rappresentato un vero e proprio strumento di chiarezza e guarigione ed è così tutt'ora.
E scrivi "solo" testi di canzoni o ti dedichi anche alla scrittura in generale?
Delle mie canzoni scrivo tutto, sia la musica (melodia e armonia) che i testi, ma mi è anche capitato di scrivere testi per pezzi già esistenti o di tradurre e, per meglio dire, creare liriche italiane su canzoni pre-esistenti in inglese. Ho scritto versioni in italiano per due brani di Tom Waits (“San Diego Serenade” e “Long way home”) e per lo standard jazz “Never will I marry” e creato testi su pezzi strumentali come “Nardis” (Miles Davis e Bill Evans), “Naima” (John Coltrane), Torre Ligny (Salvatore Bonafede), “Mirella” (della pianista romana, da molti anni a New York, Patrizia Scascitelli – brano che, con il mio testo originale, è parte della colonna sonora del documentario sul Jazz del regista Gianluca Bozzo “Walnut Street Station, di recente presentato in Italia). Mi piacerebbe molto provare l’esperienza della scrittura a quattro mani, collaborare con altri cantautori e musicisti, magari anche ritrovarmi a dover scrivere la musica su un testo pre-esistente.
Oltre alla musica qual è la disciplina artistica che più ti attrae?
Amo leggere e mi attrae l’ipotesi di scrivere, sono affascinata dal mondo del giornalismo, soprattutto della critica. Ho la sensazione che prima o poi mi ritroverò a scrivere dei racconti o un romanzo. D’altra parte anche le canzoni sono racconti a modo loro e sarebbe stupendo potermi ritagliare del tempo per cimentarmi in qualcosa di tanto nuovo per me.
La mia amata e spesso utilizzata richiesta finale. Dimmi tu ora, quello che ti passa per la testa per concludere...
Naturalmente un ringraziamento a te per questa opportunità di raccontare qualcosa di me e per costruire un ponte in più con la scena italiana, dalla quale manco – se non per brevi tratti – da quasi tre anni ormai (quattro se si considera la prima volta che mi sono innamorata di New York). Spero di trovare sempre più opportunità per portare la mia musica dove sono nata e dove mi sono fatta le ossa, come spero che l’Italia presto si risollevi da un momento tragico non soltanto per la musica e l’arte, ma per tutti. Quello che sento di dire in conclusione è che è bello avere due cuori, uno qui e uno là.
Laura Campisi... Ora qualcosa in più di lei lo sapete, ma credetemi non basta... Potrete leggere di seguito, come promesso, il sunto dei suoi principali progetti, ma soprattutto... entrate nel suo sito e andate a ascoltare la sua musica, le sue composizioni, la sua voce incredibile.

Grazie a te Laura, ti auguro il meglio del meglio e che il mondo della musica ti scopra davvero come meriti, all'estero come in Italia.

Link:

 
Performance e collaborazioni:
Laura ha suonato con varie formazioni musicali in tutta Europa e America e continua a produrre una vasta gamma di musica: dal jazz al folk e al rhythm&blues sino alla tradizionale musica siciliana e mediterranea. Scrive canzoni in inglese, italiano, siciliano e canta in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francesce, siciliano e napoletano. Da segnalare tra le performance internazionali e nazionali il tour italiano a Gennaio 2014, con il "Back Home Trio" (special guest l'internazionale sassofonista Gianni Gebbia), ma anche quello del Gennaio 2013, con il "Laura Campisi Roma Quartet" e ancora, un'apparizione nel documentario del registra Nello Correale nel film documentario "La voce di Rosa" ottenuta grazie al suo ruolo attivo nella diffusione della musica e della cultura siciliana nel mondo. E poi New York, con il tour avviato nell'inverno 2010, il primo posto al al "Bianca d'Aponte Award" e al "Lucca Jazz Award" e una performance, assolutamente da sottolineare, all'Ambasciata italiana a Lisbona per la Festa della Repubblica. Nel 2008 un tour a Parigi e una serata anche al "Langau Jazz Festival" nel 2004, in Svizzera. Nel 2014 Laura appare anche nel film documentario dedicato alla scena jazz amercana e italiana intitolato "Walnut Street Station", del regista italiano Gianluca Bozzo. Si esibisce regolarmente con il bassista Ameen Saleem ed ha suonato con numerosi musicisti affermati a livello internazionale: Jon Davis, Tommy Campbell, Saul Rubin, Paul Jeffrey, Salvatore Bonafede, Gianluca Renzi, Fabio Morgera, Christos Rafalides and Gianpaolo Casati, per nominarne alcuni. Laura si sta anche cimentando in una collaborazione con la comunità culturale pakistana a New York, suonando con musicisti del luogo e mescolando così le sonorità tipiche della cultura pakistana con il jazz e la musica italiana, sperimentando tra l'altro le tradizionali composizioni in sanskrito e la musica Panjabi. Di recentissimo avvio anche un gruppo al femminile ("The Shook Ones") di genere completamente diverso, un'esperienza punk rock. Si è esibita in molti prestigiosi locali e luoghi di New York, tra i quali "The Kitano", il "Bar Next Door", il "Zeb's", la "New York University", il "Westchester Italian Cultural Center" e l' "Italian American Museum" nonché al "Lincoln Center’s Avery Fisher Hall", con un bel pubblico di tremila persone, in compagnia della SGI Youth Ensemble.

Progetti:

"Vedrai Vedrai" Luigi Tenco & More:
Un progetto che parte dalla selezione dei pezzi più intimi del grande Luigi Tenco e passa per gli altri grandi cantautori italiani, da Fabrizio DeAndrè a Sergio Endrigo sino a Ivano Fossati. Miscelando con i suoi musicisti il cantautorato italiano con le sonorità jazz, Laura traduce pezzi italiani in inglese, senza rinunciare però a qualche assaggio in siciliano e napoletano. Un viaggio musicale arricchito da pezzi firmati proprio da lei.

"Overseas Quartet":
Quattro musicisti, tutti nati a Palermo e un dialogo musicale. Questo è il "quartetto d'oltreoceano", un progetto nato nell'inverno di quest'anno dalla riunion di Laura Campisi con il bassista Gabrio Bevilacqua e che sarà presentato al pubblico, con molta probabilità, proprio quest'estate. Ed è così che Laura ha incontrato anche Marcello Pellittieri, anche lui stabilitosi a New York, batterista e insegnante al Berklee College of Music. I tre, con l'arrivo del pianista Mauro Schiavone, diventano appunto un quartetto e propongono un repertorio sofisticato, che spazia dagli standard jazz ai classici italiani e americani, fino a composizioni proprie, portando al pubblico la propria, a dir poco unica, voce.

"Face & Bass":
Un duo, voce e contrabbasso, un incontro musicale che Laura ha sempre amato e che l'accompagna sin dai suoi inizi in Sicilia. Con il suo caro amico e bassista affermato Ameen Saleem, propone un divertente, scintillante, repertorio. Unendo sensualità e ironia, intimità e scalanatura, questo duo mostra contagiosa allegria e la bellezza di un dialogo musicale basato sull'ascolto reciproco e la vera interazione.

"Lalla Into The Garden": E' il primo progetto cantautorale di Laura Campisi. Iniziato nel 2009 nella sua terra d'origine come sestetto (voce, due chitarre, violoncello, fisarmonica e percussioni), si trasformò negli anni continuando a mutare nella tipologia di strumenti e nelle sonorità sperimentate. Il nocciolo però è sempre stato lo stesso: i pezzi in italiano di Laura Campisi, alcuni dei quali l'hanno portata a vincere diversi premi nazionali e internazionali.

martedì 10 giugno 2014

Incomprensibile FC: esplosiva rivelazione





Quando li ascolti per la prima volta il primo pensiero è "Spaccano di brutto!" poi procedi nell'ascolto e noti che hanno un sound unico e una volta preso coscienza di questo rimani affascinato dai testi e dici: "ma da dove sbucano?". Ebbene, gli Incomprensibile FC sbucano da Torino, ma il duo fondatore del gruppo - Ana e Saul (Yuma) - arriva da Cremona. Ana si occupa della parte elettronica e degli arrangiamenti, Saul delle ritmiche di chitarra; si aggiungono poi Mario Rossi al basso e Pintus alla chitarra solista. I testi li scrivono insieme Ana e Saul. La musica degli IFC unisce rock ed elettronica, con miriadi di sfumature. Ascoltando il loro EP - "Ora Qui Ovunque Da Nessuna Parte" - potete ritrovarvi a sentire un pezzo come "Voglia di distruggere" e rendervi conto che in quel pezzo si miscelano un cantato grunge/rock/punk con chitarre rock pulite e distorte, dubstep, pischedelia e molto altro. Così come per gli altri pezzi, un mix esplosivo che loro hanno ribattezzato "Rockstep". Sono molto lieta di presentarli a chi non dovesse ancora conoscerli e raccomando a chiunque legga di andare ad approfondire la loro storia, cominciando ad ascoltare qualche loro pezzo nei link a fondo articolo (e guardando il video di "Voglia di distruggere", sempre a fondo pagina). Dalla vittoria nel 2012 all'Italia Wave Band per la regione Piemonte sino alla finale nazionale del Rock Contest 2012; dai tanti concerti aperti ad artisti nazionali ed internazionali (Jon Spencer Blues Explosion, Teatro degli Orrori, Linea 77 ecc...) alla vittoria per la tappa di Torino del Jack On Tour 2014 e nel mezzo molte altre cose - che andrete a vedere vero? - quali la selezione del gruppo da parte di Spotify e Bek's per il contest "Spotify Emerge" nel 2013. Sentiamo ora cosa ci dice Ana:

Allora Ana, come descriveresti gli Incomprensibile FC a chi non li conosce?

Ciao Lara, grazie per lo spazio. Li descriverei degli scoppiati che necessitano di far musica. Scherzi “più o meno” a parte, siamo l’unione di mondi musicali differenti: rock ’70, electro, dubstep, hiphop e psichedelia. Mettiamo insieme i generi di musica che ascoltiamo cercando di mescolarli e dargli una coesione, visto che sono apparentemente anche molto diversi fra loro. L’idea è mettere nella musica che facciamo tutto quello che ci piace ascoltare, a prescindere dal genere. Siamo anime molto diverse a livello musicale ma forse è proprio questa la cosa valida.

So che avete fatto molte belle esperienze ed avuto grandi soddisfazioni e so anche che la vostra principale ambizione è poter continuare a suonare il più possibile e magari riuscire a farlo sempre e per lavoro. Qual è l'esperienza che ti ha emozionato di più o che in qualche modo ti ha lasciato più di altre fino ad ora e per quale motivo?

Sarebbe una figata farlo per lavoro, ma la strada è molto difficile. Noi continuiamo a provarci. Una delle esperienze più belle è stata sicuramente il concerto allo Stadio Olimpico di Torino, per una raccolta fondi contro la SLA, insieme a molti artisti italiani e internazionali. C’erano quasi 6000 persone di fronte a noi, è stata una cosa unica. Poi il concerto con il Teatro degli Orrori a Torino. La gente era carica ed ha apprezzato molto. A luglio poi suoneremo con Salmo, anche quella sarà sicuramente una bella situazione, essendo uno dei nostri artisti italiani preferiti.

E il fatto di poter collaborare con EMI Music, Irma Records, Off Limits/Flat Frog e poi artisti nazionali e internazionali di peso... immagino che fosse più un'ambizione all'inizio o c'era una certa sicurezza in quello che stavi facendo...? in qualche modo te lo aspettavi o non avevi idea che il gruppo potesse avere un riscontro simile?

Non ne avevo idea. Ho sempre fatto musica perché non posso farne a meno. Poi se i risultati arrivano siamo contenti. Ho sempre creduto in tutti i progetti che ho portato avanti negli anni, diciamo che ho sempre cercato di fare le cose al meglio, l’attitudine è quella. Poi boh... Come diceva ALI G: “Non cazzeggiamo!” 
 
L'album appena uscito è composto da quattro pezzi esplosivi: una sorta di "scossa" per il pubblico a cui seguirà un album composto da più tracce? Già che ci siamo: prossimi impegni e date?

L’11 luglio siamo a Ferrara al Reload Festival. Poi, come ti dicevo, suoneremo con Salmo il 15 Luglio al GruVillage di Torino. Poi Cagliari e Arezzo durante l’estate, per dei festival. Nel frattempo stiamo anche registrando il disco d’esordio che si chiamerà “Superfast Nonstop” e uscirà a novembre. Rispetto all’ep ci sarà un po’ più di rap e di psichedelia. Ci piace parecchio chiuderci in studio a registrare. Viaggioni interspaziali.

Che colore sceglieresti per illustrare la musica degli IFC e perché?

Sono daltonico! Davvero non per finta! Comunque direi rosso o arancione, ma non saprei dirti il perché.

A quanti anni hai cominciato ad avvicinarti alla musica? hai capito subito che il tuo desiderio era percorrere questa strada?

Mia madre già mi faceva ascoltare i Beatles e i cantautori italiani a 10 anni. A 13 ho preso qualche lezione di pianoforte. Poi mi sono infognato con l’hiphop. Ma ho cominciato a suonare in un gruppo solo quando ho iniziato ad ascoltare punk, verso i 18. Mi ha folgorato. E ho iniziato a suonare la batteria in un gruppo punk/hardcore melodico, i "Marysun!Nicotina", con cui abbiamo suonato in giro per un bel po’. Ho capito pian piano che quella era la mia strada. E da li non ho più smesso di far musica, passando da progetti hip hop a cose più bossa o funky fino agli Incomprensibile FC.

Ecco a proposito: so che prima di trasferirti a Torino hai appunto suonato per anni nei "Marysun!Nicotina", stavo proprio per chiedertelo. Un gruppo punk storico per il cremonese e non solo. Cosa ti manca di più di quel fanstastico progetto? e prevedi possa esserci una reunion? (nel frattempo nella mia testa risuona "Jhonny" - pezzo storico dei "Marysun! Nicotina", ndr)

Mi manca il fatto che eravamo 4 cazzoni e che ci siamo divertiti un sacco!! Magari la reunion! sarebbe spettacolare riuscire a farla. Ci abbiamo anche provato un paio d’anni fa, ricominciando a fare le prove dei pezzi. Ma essendo in città diverse, alla lunga non siamo riusciti a portare a termine l’impresa. La "presa bene" comunque c’è da parte di tutti. Sono sicuro che ci riproveremo.

Ultima domanda, abbastanza rituale per me. Dimmi tu la prima cosa che ti viene in mente per concludere.

Presa Bene = Meno Presa Male. E’ il nostro motto! Ciao Lara e grazie mille per l’intervista!

Grazie a te Ana, sei una forza. Siete una forza, una rivelazione per me e non solo. Vi auguro tutto il meglio possibile, perché ve lo meritate davvero alla grande.


Link:



lunedì 2 giugno 2014

L'arte al Quirinale

Consiglio... andate a vedere... cosa - sopratutto i nostri grandi artisti ma non solo - hanno realizzato in questo palazzo. Lasciate da parte tutto il resto, concentratevi sulla maestosità, la bellezza e l'unicità artistica di questo luogo e a meno che non abbiate avuto il piacere di vederlo dal vivo, visitate in questo link il Palazzo del Quirinale, semplicemente cliccando sulla foto o, nel secondo link, dando il via alla visita. E' molto realistico, ben fatto e delle guide virtuali Vi spiegheranno cosa state vedendo. Ne vale la pena, prendevi un po' di tempo e ammirate lo splendore di queste sale. http://www.quirinale.it/ / http://54.197.118.110/visitavirtuale/palazzo.html

domenica 20 aprile 2014

Il Risveglio




Mi sono svegliato sdraiato nel mezzo di un prato, ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho visto è stata la nuvola bianca sopra la mia testa. Il cielo: era certamente di un azzurro mai visto prima e il rumore soffice dell'aria leggera – che dei fili d'erba e dei fiori faceva sue mani – mi sfiorava il volto. Percepivo la luce, il calore del Sole, giungermi delicato sulla fronte e alzando gli occhi un po' all'indietro lo vidi la', bello, splendente più che mai, rinvigorito, più forte, puro.

Era tanto bello starmene lì a godere dei profumi, dei suoni, dei colori e del tatto lieto della serena natura, che poco dopo essermelo chiesto avevo già lasciato da parte il mio spontaneo domandarmi cosa ci facessi lì e perché. Non ricordavo nulla, ma al momento non sembrava essere un gran problema. Più me ne stavo lì, rilassato e senza preoccupazioni, più sentivo i miei sensi enfatizzati. Notai che il mio respiro era fresco come l'ossigeno che respiravo, l'aria era profumata di piante e stranamente i pollini non mi davano fastidio come al solito. Gli uccellini cantavano come nelle migliori giornate di primavera e mi sembrava di poterli capire; non decifravo il loro linguaggio "alla lettera", ma sentivo nel loro cinguettìo che erano felici. Continuai a guardare le nuvole passare sopra di me per un po' e poi, d'un tratto tornò il dubbio e mi alzai di scatto restando seduto; la terra era leggermente umida, di quell'umido che si riconosce la mattina.

- Dove sono? - mi chiesi ad alta voce.

Mi stupii. La mia voce non era roca come al solito e notai di non avere più l'insistente dolore alla gamba che da anni mi teneva mio malgrado compagnia. Osservai le mie braccia, le gambe e così mi accorsi che c'era qualcosa di straordinario in me.

- Com'è possibile? - mi richiesi.

La mia pelle, incredibilmente, non era la pelle raggrinzita dalla vecchiaia che ero solito vedere. Mi alzai da terra, senza faticare e intorno a me c'erano solo alberi e fiori. Sentii lo scrosciare di un torrente in lontananza e decisi di seguire il suo canto. Mi feci strada verso il suono dell'acqua e lo trovai, dietro a una fila di cespugli verdeggianti. Avanzai piano, notavo ogni dettaglio, le rocce nell'acqua, i pesci poco più in la', dove l'acqua era più profonda, il muschio, una rana e al di la' della riva altre piante e altri fiori. Cercai un punto in cui l'acqua fosse più ferma e con la giusta dose di luce per formare un effetto specchiante. Piano piano mi avvicinai: il mio volto... il mio volto era quello della gioventù! E dov'erano finiti i miei ottant'anni? Affermare che mi sentivo confuso è poco. Osservavo quel riflesso e mi tastavo il viso e pensavo che certamente stavo sognando, un fantastico sogno pensavo. Eppure sembrava tutto così reale, così nitido.

Mi guardai ancora attorno: possibile che fossi l'unica persona nei dintorni? Nel momento in cui stavo pensando a questo, sperando di non essere davvero solo in mezzo a tutto quel verde senza saperne nemmeno il motivo, sentii delle risate, delle voci: "Per fortuna..." pensai. In tutto quel pacifico frastuono uno solo era stato il pensiero costante: "Dov'è la mia Milena? Dov'è il mio amore?". Seguii le voci e le risa e giunsi a una collinetta; vi salii in cima e vidi un sacco di persone parlare, chiacchierare, bambini che correvano e giocavano, uomini e donne che ridevano, amici e famiglie. "Dov'è la mia Milena...?", la cercavo con lo sguardo in mezzo alla gente, dall'alto della collina e finalmente, la vidi e quanto era bella... Il suo viso era lo stesso dei nostri anni migliori, i suoi capelli scuri, i suoi occhi grandi e scuri, avevano ritrovato la salute; le spalle dritte, la carnagione dorata per natura che tanto mi era piaciuta quando ci siamo conosciuti. Mi sorrideva e mi guardava, mentre si faceva spazio tra le persone per raggiungermi. Nel mentre, vidi nella piccola folla anche il mio caro amico d'infanzia, chiacchierava con altri e rideva, niente inalatore tra le mani e l'aspetto sano di un tempo.

- James, amore mio... - disse la mia dolce moglie guardandomi come solo lei poteva fare - ... vieni con me.

Rimasi ammutolito e lei mi prese per mano; non sembrava essere confusa quanto me. Andammo a sederci poco più in la', con lo sguardo verso il Sole. La guardavo, non riuscivo al momento a proferir parola, ero incantato e lei pure mi guardava, ma nulla diceva. Dopo qualche istante le chiesi: "Siamo in paradiso?"; lei sorrise, come se la domanda le risultasse buffa e tenera, poi mi rispose:

- No, non siamo in quel paradiso, non quello che stai pensando per lo meno. Siamo sulla Terra, nello stesso posto dove abbiamo sempre vissuto.
- Ma com'è possibile? - chiesi – Cosa sta succedendo? E perché siamo giovani? Dov'è la città?
- Della città a quanto pare non abbiamo più bisogno amore mio. Mi sono svegliata poco prima di te e non so molto di più e nemmeno gli altri sanno molto ma molti di noi, io compresa, hanno la certezza – anche se non sappiamo perché – che le risposte arriveranno molto presto. So solo che non c'è nulla di innaturale in tutto questo, nulla di strano o fantasioso.
- Ma come fai a dirlo amore? Io sono così confuso... Felice ma confuso.
- Te l'ho detto, non so perché, so solo che è così.

Ci abbracciammo, innamorati come sempre e sempre di più. Avevamo già passato sessantanni della nostra vita insieme e saremmo rimasti uniti per sempre.

Decidemmo di stare lì, abbracciati a guardare quel maestoso paronama e anche se non capivamo bene perché, sapevamo che a breve tutti i nostri dubbi sarebbero stati chiariti. Anche io ora, accanto a lei, ero più tranquillo. Fronte contro fronte le diedi un bacino sul naso, poi senza pensieri ci sdraiammo sulla collina e ci addormentammo nuovamente, mentre gli altri continuavano a parlare.

Mi sono svegliato, di nuovo, ma stavolta ero a casa, sul divano e intravidi Milena che sfornava i biscotti appena fatti e li posava in un piatto. Era stato un sogno allora, come pensavo. "Che bel sogno però..." pensai.

Milena si avvicinò a me sorridente, mi portò una tazza di the e i biscotti.

- Grazie amore mio...
- Figurati tesoro...
- Sai... ho fatto un sogno bellissimo... Eravamo tutti giovani e sani, forti e la Terra sembrava essere rinata, incontaminata ed era tutto così reale...

Mentre mi ascoltava si sedette accanto a me e sorrideva, con quello stesso sorriso che nel sogno sembrava essere intenerito e come se, ancora una volta, avessi detto qualcosa di buffo. Eravamo telepatici da sempre, quindi sapevo che quel sorriso significava molto.

- Non era solo un sogno amore mio... - poi sorseggiò il the.
- Come? In che senso non era solo un sogno tesoro...?
- Non so perché... ma appena hai cominciato a raccontare mi sono convinta che il tuo non è stato solo un bel sogno. Ha un significato. Un giorno il mondo sarà migliore.

Sembrava così sicura... Forse era solo la speranza di poter vivere insieme ancora per millenni e magari per l'eternità, senza acciacchi, sempre insieme, sani e forti... Qualcosa però mi diceva, nel cuore, che quella sua sicurezza avesse un fondamento, anche se non sapevamo perché. Io sentivo il suo cuore gioire e questo faceva gioire anche il mio.

Si accoccolò a me sul divano, bevemmo un po' di the e mangiammo i suoi favolosi biscotti caldi che – quanto adoro questa cosa – avevano inebriato la stanza di un profumo speciale.

Fronte sulla fronte, le diedi un bacino sul naso.

Incrociare il suo sguardo, ogni giorno della mia vita...

"Che paradiso...", pensai.

mercoledì 2 aprile 2014

Recensione: "Giallo e Blu" di Ismar Gennari


Ritmo. Musica. Queste sono le due parole che secondo me rappresentano maggiormente il primo racconto di Ismar nel suo "Giallo e Blu". Quando l'ho letto, la prima cosa che ho pensato è che si percepisce nettamente e teneramente che l'autore, oltre che essere uno scrittore è anche un musicista. In effetti il primo racconto, "Applausi", parla di musica, dell'intimo rapporto tra il musicista e il suo strumento. Non è questo però il motivo principale per cui ho fatto questo pensiero. Non è la tematica in se a far comprendere che Ismar è un musicista, ma la musicalità, il ritmo delle parole, della sintassi; sembrano parole scritte su uno spartito come fossero note musicali e il che è meraviglioso. Gli applausi qui non sono la cosa più positiva, il protagonista preferisce, giustamente, la sincera unione tra se stesso e la musica che diviene veicolo di comunicazione con la natura, anche prima di suonare e dopo aver suonato, perché la musica è nella sua anima, è nell'anima del protagonista fin da quando era bambino ed è questo che gli permette di sentire ed ascoltare la natura che lo circonda. I suoi genitori preferirebbero per lui grandi applausi, ma gli applausi a cui loro sono abituati sono, con un gioco di parole, abitudinari e l'abitudine non fa parte del vero sentimento della musica.
"Era come in un quadro di Van Gogh. Titolo Giallo e Blu. Peccato che il maestro non l'abbia mai dipinto."
Queste le prime parole che appaiono nella prefazione. Perfette per rendere l'idea di quanto questa serie di racconti sia varia nelle emozioni e nei sentimenti, nelle visioni e nei punti di vista.
Ismar accompagna dolcemente i lettori, come per prepararli a ciò che verrà dopo. Inizia dolcemente, con i sentimenti puri della musica e della fotografia, narrata nel secondo racconto ("Bellezza") da un punto di vista eccezionalmente originale e colmo di emozione e stupore, per poi giungere a emozioni forti e crude, come quelle di un uomo condannato a morte o di uomini che uccidono. E poi la "routine", le malsane tradizioni da osteria, le tante persone e la solitudine, l'odio e la vanità e poi ancora la bellezza della musica e dell'amore, come per spezzare la cruda realtà di alcuni dei protagonisti coinvolti; la faccia A e la faccia B di una moneta, la sincerità e l'ipocrisia, il sacrificio, il sudore e le speranze, ma anche l'abbandono e la tristezza, l'assurdità e la tragedia. Tutte queste emozioni, questi sentimenti forti, che siano positivi o negativi, sono miscelati in questa raccolta con grande consapevolezza e padronanza. Grandioso.
Ho iniziato a racconarvi di "Giallo e Blu" con un accenno al primo racconto, cercando nel frattempo di non svelare troppo del resto e tentando di dare un'idea di quanto questi racconti siano vari e versatili, nei contenuti e nello stile; si perché anche lo stile cambia per certi versi da un racconto all'altro.
L'ultimo racconto, per chiudere, si intitola "Un Altro Anello". Non riuscireste a immaginare quanto sia fantastico. Leggerlo significa riuscire, attraverso le parole di Ismar, ad immedesimarsi in modo candido ed onesto nella grandezza di un magnifico abete rosso. Potrete sentire la sua forza, i suoi pensieri e la sua voce. La potrete sentire, perché Ismar l'ha sentita, e ha deciso di portarla a noi.
©Lara Aversano

venerdì 21 febbraio 2014

Recensione "Punti senza fine" - di Ismar Gennari


Di seguito una bellissima recensione di "Punti senza fine" pubblicata dallo scrittore emergente Ismar Gennari, autore dell'interessantissima raccolta di racconti "Giallo e Blu". Grazie di cuore Ismar!!!


"La prima volta ho fatto fatica ad apprezzare appieno “Punti senza fine"…Non so perché, ma non riuscivo a immergermi nel romanzo e a godere per intero della trama. Ho chiuso e ho ricominciato, approcciandomi diversamente, leggendo senza fretta, regalandomi il tempo di scoprire i fatti pagina dopo pagina. E tutto è cambiato.

"Punti senza fine" è un libro che racchiude in se la fragilità e la sensibilità di una ragazza alle prese con la scoperta del mondo, dell’arte, dell’amicizia e dell’amore. E’ un romanzo-diario che va letto aprendo più il cuore che non gli occhi, lasciandosi travolgere dall’empatia, trattando le pagine come fiori delicati, assaporandone il profumo parola dopo parola, scegliendo bene i tempi, scansando la fretta di finire.


Difficile? No, basta approcciarsi nella maniera più consona. Certo, i fan accaniti di Stephen King non troveranno qui pane per i propri denti, ma per una volta potranno riposare il palato con dei morbidi e dolcissimi Macaron… In particolare ho apprezzato molto la vena poetica di tutto il libro, poesia che l’autrice snocciola con stile e naturalezza, toccando delicatamente le corde dell’anima e suonando con esse note soffuse e sublimi.
 
Non posso non chiudere con una citazione dal capitolo “Autunno Urgente": "Le foglie secche si sciolgono nei loro stessi colori caldi; il rosso, il giallo, il verde scuro e sfumato riempiono la terra di scricchiolii sui quali i bambini inventano un gioco…" 

Vorrei tanto averlo scritto io…
Complimenti Lara!!!!!"

Ismar Gennari

giovedì 6 febbraio 2014

Lenti all'ira


A volte gli esseri umani si perdono davvero in sciocchezze. Le nostre relazioni umane, il nostro grande amore, il dialogo con un genitore o con entrambi, i punti di vista diversi per così dire, nel parlare con  un fratello, una sorella, un amico o amica... Si, a volte ci perdiamo proprio in un bicchier d'acqua; da una cosa futile cominciamo ad alzare la voce e il tono offusca l'ascolto e così, non parlando, urlandoci addosso a vicenda, non ci ascoltiamo e non ci capiamo. E' ovvio, come potremmo riuscirci? E così sprechiamo un sacco di energie e perdiamo il buon umore, perché in quel continuo sbraitare reciproco, l'uno e l'altra non si sentono più, nasce la lite, il bisticcio o quel che è. Quando poi siamo nervosi ed affannati dall'ira che solo al vuoto conduce, ci è impossibile ragionare e su tre cose che diciamo due non hanno senso e facciamo solo danni. Perché umani, io mi chiedo, non riusciamo a domarci in momenti così assurdi? Personalmente a volte ci riesco e altre no e rifletto... Siamo così fragili, è così fragile la nostra imperfezione... Tanto che mi chiedo come sia possibile che ci siano esseri umani così convinti di se, che bramano chissà quale potere e poi, come tutti, non hanno pieno potere nemmeno su se stessi. "Lenti all'ira" dovremmo essere, questo insegna Dio, per chi crede... e Lui poi, lo mettiamo sempre in mezzo, come se non avesse già abbastanza dolore nel cuore vedendo quanto i suoi scellerati figli siano stati, fino ad ora, incapaci di gestire il proprio libero arbitrio con un minimo di senso. La cosa più folle di tutto questo è che, nonostante tutto e per fortuna, c'è ancora un'umanità che merita di essere chiamata tale... Forse troppo stressata, forse non ancora pronta ad essere sempre "lenta all'ira", ma comunque "Umana".

mercoledì 25 dicembre 2013

Natale

Non lasciatevi abbagliare dai lustrini, amate la maglia senza firma che sia di buon cotone, amate l'artigianato e le tradizioni, la terra e i suoi frutti, gli animali, la natura e stimate coloro che se ne prendono cura. Amate i presepi fatti con amore per l'arte, frutto di mesi e mesi di passione, le festicciole dei piccoli paesi, senza grandi alberi o chissa' che. Amate il calore delle vostre famiglie sempre e la comprensione, il dialogo, siano tra i vostri principi di vita in ogni giorno dell'anno. Rispettate il prossimo e fatevi rispettare nel giusto modo, lottate per il vostro futuro e non mollate mai la presa. Continuate a sognare, non smettete mai... di sognare e sudate, nobilmente, per realizzare ciò che vi sta a cuore. Alle mani ruvide e sporche dei lavoratori, a chi passa momenti difficili, a chi è felice e a chi è triste, a chi è per strada, a chi cerca di difendere la propria casa, a chi ha fame, a chi a sete, a chi non a nessuno, a chi sorride ora con i propri cari, ai neo genitori che passano il primo Natale con il proprio bebè, ai genitori "da un po'" che gioiscono perché "siamo tutti riuniti", a tutti coloro che hanno bisogno d'amore e danno amore, a chi si sente solo perché la persona più amata e che più vi ha amato ora è parte di quell' "essenziale che è invisibile agli occhi"... Siate onesti sempre, umili sempre, nella giustizia, sempre. Fate di ogni vostro passo, un passo in avanti in più, per l'umanità. Buona vita e buon Natale a tutti voi...

Lara Aversano

*2013 / 2021

martedì 10 dicembre 2013

La giusta strada



Energia potente,
il colore fresco
del nostro nido.

Riflettiamo
sulle speranze,
creiamo
i nostri sogni.

Immagino ora,
Violette ed Iris,
campi dorati
e primavere.

giovedì 14 novembre 2013

Sempreverde


Tu che delle bacche di ginepro conosci l'acre sapore, ma t' accorgi anche che aghiforme ti guarda, sempreverde, aspettando i suoi fiori. Tu che desideri comunicare al mondo, che un po' lo ami e un po' lo temi. E ancora tu, che con granelli di sabbia e pietruzze tra le mani, osservi i colori e ti chiedi che uomini strani sono coloro che questa stessa purezza non notano neppure. Tu che nel cielo nuvoloso noti il normale grigiore, ma già vedi il Sole pronto a zampillare, fuori ed oltre, le nubi lacrimose. Tu, che ami luce e calore e nei battiti del cuore di coloro che ami trovi tutto ciò che ti rende vivo.

martedì 5 novembre 2013

Pa - ro - le


Le parole hanno una forza sorprendente, si fanno amare. Tant'è che oltraggiate dall'interlocutore sprovveduto, saranno difese da coloro che le sanno vestire.